• Alimentazione

    L’importanza dell’alimentazione in ambito celiachia

Medicina

Anestesia in soggetti celiaci

a) l’anestesia in un celiaco è uguale ad un non celiaco;
b) è possibile sapere i componenti dell’anestetico;
c) è possibile la presenza di mercurio o glutine nell’anestetico.

Spero di essere esauriente. Alle tre domande rispondo come segue:
a) l’anestesia nel caso di un celiaco è identica ad un non-celiaco? Si, è identica.
b) è possibile sapere quali sono i “componenti” dell’anestesia? Si, ma deve chiederli all’anestesista. E’ lui che li decide in base alle particolari esigenze che si pongono di volta in volta.
c) possibile che ci sia presenza di glutine e/o mercurio? No, qualunque sia il tipo di anestesia.
Dr. Marco Montesanti

Ultimo aggiornamento: novembre 2014

Autoimmunità e infertilità

L’incidenza dei problemi di infertilità e delle complicanze della gravidanza nei celiaci, in particolare donne, che hanno sviluppato anche altre patologie autoimmuni, è maggiore rispetto a quella della popolazione non celiaca o da quella della popolazione celiaca che però non ha sviluppato altre autoimmunità? 

Non vi è dubbio che la presenza di patologie autoimmuni in fase di attività (non controllate dalla terapia) rappresenta un rischio per la gravidanza e riduce anche la fertilità della donna che si trova in queste condizioni. Va da sé peraltro che, sulla base della mia esperienza clinica, posso affermare con certezza che la celiachia ben controllata dalla dieta glutinata non presenta problemi di infertilità né di complicanze della gravidanza. Il buon controllo delle patologie autoimmuni associate, in particolare della tiroidite autoimmune di Hashimoto con la giusta dose di levotiroxina per correggere l’ipotiroidismo, non pregiudica l’inizio di una gravidanza che giunge in genere  a termine senza problemi. Lo stesso discorso vale per il Diabete di tipo 1 che può associarsi alla celiachia. In questo caso, i rischi per la gravidanza sono legati fondamentalmente al diabete di tipo 1 più che alla celiachia, una volta che la paziente abbia intrapreso una dieta glutinata corretta. Vi sono molti lavori in letteratura che dimostrano che il riconoscimento della celiachia e la successiva aderenza ad una dieta  aglutinata stretta rendono la vita fertile della donna celiaca identica a quella delle donne non celiache.

Umberto Volta
Presidente CSN-AIC

Ultimo aggiornamento: novembre 2014

Casi di epilessia parziale associati alla celiachia

Qualcuno è già a conoscenza di casi di epilessia parziale associati allaceliachia?
Purtroppo mio figlio edoardo di 6 anni ha scoperto di essere affetto da celiachia dopo che dagli esami gli era stata riscontrata epilessia parzialedel lobo occipitale e una dottoressa ha ipotizzato che la causa scatenantepotesse essere l’ intolleranza al glutine.

In effetti la celiachia, quando non diagnosticata, può dare origine ad alcune forme di epilessia.
La dieta senza glutine, nella maggioranza dei casi, porta ad una possibile e completa remissione di tale disturbo.
Qui di seguito segnaliamo una parte di una pubblicazione di Gastronet sull’argomento, dalla quale si deduce facilmente quanto già sopra specificato:

Il morbo celiaco è una malattia caratterizzata sul piano clinico da segni e sintomi di malassorbimento e sul piano istologico da atrofia della mucosa intestinale ed infiltrati di linfociti e plasmacellule; un possibile ruolo patogenetico sembra essere svolto da meccanismi immunologici, in quanto si riscontra:
una stretta associazione ad antigeni del Sistema Maggiore di Istocompatibilità D3, D5 e D7 a cui segue una predisposizione genetica del 95%; tipiche alterazioni dell’epitelio intestinale e frequente riscontro di una positività per anticorpi antigliadina (AGA) e/o antiendomisio (AEA); la concomitanza di malattie autoimmuni come Diabete Mellito tipo II e Tiroiditi. Le manifestazioni cliniche tipicamente proteiformi rendono la diagnosi assai difficoltosa e spesso definita dopo anni di malattia. Il coinvolgimento del sistema nervoso rappresenta una tappa pressoché obbligata nel percorso della malattia. Sono state descritte manifestazioni cliniche e segni neurologici coinvolgenti sia il sistema nervoso periferico che centrale con una temporalità spesso indipendente dalla durata di malattia e dal suo grado di coinvolgimento di altri apparati. Lo spettro delle manifestazioni neurologiche include: epilessia,leucoencefalite multifocale progressiva, atassia cerebellare, dissinergia cerebellare mioclonica, mielopatie, polineuropatie, mononeuropatie multiple, miopatie e disautonomia.
Epilessia:
è stata descritta la prima volta nel 1978 e secondariamente inquadrata come un’unità sindromica se associata a calcificazioni intracraniche. Nei casi descritti si tratta di crisi a semeiologia focale con manifestazioni cliniche localizzate a livello occipitale, farmacoresistenti. Le immagini radiologiche documentano in questi casi la presenza di calcificazioni occipitali. Gobbi et al nel 92 descrissero una popolazione di 43 pazienti, 31 con calcificazioni occipitali ed epilessia che furono sottoposti allo studio diagnostico per malassorbimento (gruppo A) e 12 con morbo celiaco ed epilessia che furono sottoposti a TAC cerebrale (gruppo B); 24 pz del gruppo A risultarono affetti da morbo celiaco, e in 5 pz del gruppo B furono riscontrate calcificazioni cerebrali. Al termine dello studio furono individuati 29 pazienti con l’associazione: morbo celiaco, epilessia e calcificazioni cerebrali. In tutti i casi l’epilessia era esordita prima che fosse diagnosticata la malattia celiaca, inoltre la semeiologia delle crisi era prevalentemente focale con localizzazione occipitale; nelle crisi refrattarie alla terapia le calcificazioni risultavano sempre bilaterali ed in sede parieto-occipitale.
Studi successivi documentano che una dieta priva di glutine contribuisce alla completa remissione delle crisi anche dopo sospensione della terapia antiepilettica. L’ipotesi etiopatogenetica più accreditata è di una carenza di folati probabilmente determinata dal malassorbimento; tuttavia non è chiara la spiegazione della scarsità di soggetti con calcificazioni nonostante l’elevata presenza di deficit di folati nella popolazione di affetti da m. celiaca, né il perché della localizzazione occipitale delle calcificazioni. Sebbene queste forme si manifestano durante le prime decadi di vita e precedono la diagnosi di m. celiaca, sono stati descritti casi ad esordio tardivo; si tratta di due soggetti con esordio di malattia neurologica a 40 e 53 anni: il primo con monoparesi brachiali ricorrenti, il secondo con mioclono progressivo, atassia, e crisi tonico cloniche generalizzate; in entrambi furono riscontrate calcificazioni occipitali e morbo celiaco.
fonte: Gastronet.

Ultimo aggiornamento: novembre 2014

Celiachia associata a helicobacter pylori.

Vorrei sapere se la celiachia si può associare all’infezione di Helicobacter pylori?

Risponde il prof. Antonio Calabrò.

L’infezione da Helicobacter pylori è assai diffusa nella popolazione generale e probabilmente rappresenta ancor oggi una delle malattie infettive a maggior diffusione in tutto il mondo; in Itallia studi epidemiologici condotti alcuni anni or sono hanno dimostrato che l’infezione interessa dal 20 al 50% di tutta la popolazione, aumentando con il progredire dell’età.
L’infezione si trasmette per via orale, attraverso alimenti e soprattutto bevande contaminate (è infatti assai più frequente nei paesi del terzo mondo); è stata inoltre determinata la presenza del batterio nella saliva e questa può quindi costituire una possibile via di contagio.
I sintomi dell’infezione sono quanto mai variabili ma molti soggetti infettati sono assolutamente asintomatici; di fatto, la conseguenza più importante dell’infezione è lo sviluppo di una gastrite cronica che, a sua volta, costituisce un fattore di rischio per lo sviluppo di altre patologie (in particolare l’ulcera peptica, duodenale o gastrica.
La diagnosi può essere effettuata con metodi “non invasivi” quali la ricerca dell’antigene fecale, il dosaggio degli anticorpi anti-Helicobacter nel siero ed il breath test all’ureasi (quest’ultimo è il test in assoluto più sensibile e specifico e viene comunemente effettuato presso il nostro laboratorio di gastroenterologia) o “invasivi” (esofagogastroscopia con biopsie della mucosa gastrica ed esame istologico per la visualizzazione diretta del batterio).
Una volta dimostrata la presenza è possibile effettuare una terapia specifica “eradicante”, utilizzando in genere tre farmaci diversi contemporaneamente (cosiddetta triplice terapia): le percentuali di eradicazione sono in genere superiori al 90%.

Ultimo aggiornamento: novembre 2014

Celiachia e artrite.

Da circa un mese soffro di dolori alle articolazioni e la mia d.ssa di famiglia mi ha prescritto una serie di esami per vedere se per caso la mia sia una forma di artrite magari autoimmune.. . La mia domanda è: Possibile che seguendo scrupolosamente la dieta da ormai 2 anni si possa manifestareun’altra patologia autoimmune come ad es. l’artrite reumatoide? 

Risponde prof. Antonio Calabrò consulente Scientifico A.I.C:

sebbene mi appaia improbabile, non mi sento di escludere che una artrite reumatoide possa insorgere in una paziente celiaca a dieta aglutinata da due anni. La stretta osservanza della dieta, infatti, riduce ma non elimina del tutto il rischio di sviluppo di patologie autoimmuni associate alla celiachia. Mi sembra tuttavia che sia piuttosto prematuro pensare ad una vera artrite reumatoide (per questo attenderei l’esito delle indagini richieste dalla dr.ssa di famiglia); potrebbe più semplicemente trattarsi di manifestazioni reumatiche minori, frequentemente osservabili in pazienti celiaci.

Ultimo aggiornamento: novembre 2014

Celiachia e donazione del cordone ombelicale

Può un soggetto celiaco essere donatore di cordone ombelicale?

Rispondono i prof. Marco Silano, Coordinatore del Board Scientifico AIC e Vincenzo Saturni, Presidente AVIS Nazionale

Dopo il parto il cordone ombelicale viene generalmente scartato a meno che la neo-mamma non decida di donarlo. La donazione solidaristica del cordone ombelicale è un gesto importante, perché dal sangue in esso contenuto si possono isolare quantità rilevanti di cellule staminali del sangue. Queste cellule sono utilizzate prevalentemente per la cura di bambini affetti da alcune malattie genetiche, quali le immunodeficienze primitive, le malattie ematologiche e alcuni tipi di leucemia. È consentito anche l’uso per scopi di ricerca. Alle neo-mamme celiache è permesso di donare il proprio cordone ombelicale purché siano a dieta senza glutine da almeno sei mesi prima della donazione e presentino livelli plasmatici di anticorpi anti-transglutaminasi nella norma.
AIC incoraggia la donazione gratuita eterologa del cordone ombelicale per la cura e la ricerca a vantaggio di chi ne ha bisogno.
AIC non sostiene né sponsorizza la conservazione del cordone ombelicale per eventuali future cure autologhe a pagamento presso banche private fuori dal territorio nazionale.

Ultimo aggiornamento: maggio 2015

Celiachia e donazione di sangue

Può un soggetto celiaco essere donatore di sangue?

Risponde il Prof. Calabrò:

Sono lieto di comunicare ufficialmente a tutti coloro che non ne avessero ancora avuto notizia, che è stato finalmente risolto l’annoso problema della donazione di sangue per il soggetto celiaco.

Il Ministero della Salute ha finalmente recepito le numerose istanze riportate dal Comitato Scientifico Nazionale AIC al Presidente della Società Italiana d’Immunoematologia e Medicina Trasfusionale. Con Decreto 3 Marzo 2005, pubblicato nella G.U. 85 del 13 Aprile, è stata, infatti, definitivamente sancita la possibilità, per i celiaci che desiderino farlo, di donare il sangue.

Più precisamente, nell’all. 3 dei “Protocolli per l’accertamento dell’idoneità del donatore di sangue e di emocomponenti”, si afferma che “Il candidato donatore affetto o precedentemente affetto da una delle sottoelencate patologie deve essere giudicato permanentemente non idoneo alla donazione di sangue, o di emocomponenti, per la tutela della propria salute:
Malattie autoimmuni, ad esclusione della malattia celiaca, purché il donatore segua una dieta priva di glutine”.
(segue un ampio elenco d’altre condizioni patologiche che sono motivo d’esclusione dalla donazione).

Sebbene siano trascorsi più di tre anni dal momento in cui questo problema era stato sollevato a livello istituzionale, occorre notare che le linee-guida per la donazione di sangue sono rigidamente normate – non soltanto in Italia ma anche in tutti i paesi dell’Unione Europea – e che decisioni di questa natura possono essere prese soltanto da apposite commissioni ministeriali. Considero pertanto questo risultato un successo per tutti i soci AIC che, grazie a questa decisione, hanno un motivo in più per non sentirsi ingiustamente discriminati.

Antonio Calabrò

Ultimo aggiornamento: novembre 2014

Celiachia e guarigione.

Vorrei sapere quante possibilità ci sono di guarire dalla celiachia. 

Risposta: La celiachia è una condizione cronica per cui la dieta deve essere seguita con scrupolo per tutta la vita.

Ultimo aggiornamento: novembre 2014

Celiachia e malattie autoimuni.

Seguo bene la dieta, mi chiedevo se posso sviluppare altre malattie autoimmuni, come ad esempio l’artrite reumatoide? 

Risponde il prof. Antonio Calabrò:

Sebbene mi appaia improbabile, non mi sento di escludere che una artrite reumatoide possa insorgere in una paziente celiaca a dieta aglutinata da due anni.
La stretta osservanza della dieta, infatti, riduce ma non elimina del tutto il rischio di sviluppo di patologie autoimmuni associate alla celiachia.
Mi sembra tuttavia che sia piuttosto prematuro pensare ad una vera artrite reumatoide (per questo attenderei l’esito delle indagini richieste dalla Sua dr.ssa di famiglia); potrebbe più semplicemente trattarsi di manifestazioni reumatiche minori, frequentemente osservabili in pazienti celiaci.

Ultimo aggiornamento: novembre 2014

Celiachia e manifestazioni cutanee.

La dermatite erpetiforme, ha una qualche somiglianza con le manifestazioni cutanee tipiche della varicella?

Risponde Dr.ssa Elisabetta Fabiani.

la dermatite erpetiforme è attualmente considerata come la variante cutanea della malattia celiaca, ovvero la cosiddetta ‘celiachia della pelle’.
Si tratta di una affezione cutanea caratterizzata da lesioni di aspetto vescicolare, localizzate più tipicamente ai gomiti, alle ginocchia ed alle natiche. Il criterio inequivocabile per la diagnosi di dermatite erpetiforme è rappresentato dalla presenza di depositi granulari di IgA a livello della cute sana.
Sebbene nella dermatite erpetiforme i sintomi intestinali non siano comuni, tuttavia in quasi il 100% dei casi è possibile osservare alla biopsia intestinale alcune alterazioni della mucosa, variabili da una lesione infiltrativa fino alla completa atrofia dei villi. E’ importante sottolineare che la dermatite erpetiforme è una affezione glutine-dipendente il cui trattamento, pertanto, si basa sulla totale eliminazione degli alimenti contenenti glutine dalla dieta. L’avvio della terapia dietetica infatti determina la completa scomparsa delle manifestazioni cutanee, le quali si ripresentano soltanto nel caso in cui venga reintrodotto il glutine.
La varicella è una malattia infettiva causata dal virus della Varicella Zooster e caratterizzata da lesioni cutanee che iniziano come delle macule, le quali poi diventano progressivamente papule, vescicole, pustole e croste.
Tali manifestazioni, peraltro intensamente pruriginose, sono in genere più accentuate al cuoio capelluto ed al tronco; è altresì comune osservarle a livello delle mucose orale, congiuntivale e dei genitali.
E’ inoltre presente febbre.

Ultimo aggiornamento: novembre 2014

Celiachia e stanchezza

Visto la richiesta, con numerose mail, riguardanti “la possibile associazione” tra stanchezza e celiachia, avevo inoltrato il quesito ad un consulente scientifico e, in proposito, ha risposto il Prof. Umberto Volta, del quale allego la risposta. (Arrigo Arrighi)

Innanzitutto La ringrazio per gli apprezzamenti sul mio articolo. Il Suo quesito è certamente di grande importanza perchè esiste certamente la stanchezza pre-diagnosi, espressione del cosiddetto malessere generale del celiaco (not well being), legato spesso ad un’ anemia sideropenica o alla mancanza di assorbimento di altri nutrienti, ma vi è anche la realtà del celiaco che migliora dal punto di vista degli esami di assorbimento ed immunologici (negativizzazione di EmA e tTGA) e si sente comunque stanco o torna ad essere stanco. In questi casi vanno valutati diversi parametri. Innanzitutto bisogna escludere una condizione di tiroidite autoimmune con ipotiroidismo, molto frequente nella celiachia e con possibile insorgenza anche dopo l’inizio della dieta, va valutata inoltre la possibilità di bassi valori isolati di ferro e ferritina nonostante la restante normalizzazione dei parametri, va escluso uno stato di depressione latente (circa il 15-20% dei celiaci ne è affetto) di tipo reattivo spesso secondario proprio anche al cattivo gradimento stesso della dieta. In molti casi tutte queste cause possono essere escluse ed il paziente continua ad essere stanco senza un motivo. Ex adiuvantibus è possibile associare terapia con integratori (la cui idoneità è da verificare con l’edizione aggiornata del Prontuario AIC) in questi casi.

Sperando di esserLe stato di aiuto La saluto cordialmente.

Umberto Volta

Ultimo aggiornamento: novembre 2014

Celiachia e statura

Sono la mamma di una ragazza celiaca di 14 anni che è a dieta senza glutine da quando aveva 17 mesi! E’ sempre cresciuta molto in altezza, (si manteneva sempre all’80° percentile, a volte anche di più), soltanto che è da un anno che la sua altezza è ferma a 1,58 ed io sono molto preoccupata per questo.Se può essere utile a chi vorrà rispondermi io sono alta 1,75 e il padre anche, e poi la ragazza ha già avuto il menarca circa 2 anni fa.
Vi prego di aiutarmi e consigliarmi qualcosa!

Risposta dr.ssa Elisabetta Fabiani:

Ancona, 20.02.04

La comparsa del menarca da circa 2 anni ormai giustifica praticamente lo stop o comunque il rallentamento della crescita in altezza di sua figlia. Tuttavia, sebbene la ragazza abbia completato lo sviluppo puberale, la sua statura potrà aumentare ancora di qualche altro centimetro. L’unico dato a mio parere poco chiaro è il fatto che, riportando la statura attuale di sua figlia sulle curve di crescita che noi pediatri utilizziamo, essa si colloca praticamente al limite inferiore del “target” genetico (ovvero dell’altezza media che le avete dato voi genitori), mentre lei riferisce che l’andamento è sempre stato superiore alla norma (ovvero intorno all’80° percentile). Pertanto, sarebbe necessario innanzitutto confermare, dati di altezza alla mano, l’andamento da lei descritto e valutare la presenza di una eventuale sintomatologia associata (gastrointestinale e non). Per quanto riguarda la celiachia, se la ragazza ha sempre seguito e segue correttamente la dieta priva di glutine non ci sono problemi (a tale proposito, sarebbe utile, come credo lei farà già, eseguire almeno un controllo annuale dei marcatori sierologici per la celiachia, unitamente alla valutazione del ferro e della funzionalità ed autoimmunità tiroidee).

Dr.ssa. Elisabetta Fabiani
Clinica Pediatrica Università Politecnica delle Marche
Ancona

Ultimo aggiornamento: novembre 2014

Celiachia e statura.

Chiedo notizie inerenti la statura in rapporto alla celiachia.E possibile che una bimba di anni 13 si presenti quasi al di sotto delle tabelle di riferimento pur avendo i familiari di statura alta.

Se è una bimba già diagnosticata celiaca che segue la dieta g.f il suo accrescimento dovrebbe essere normale, in questo caso, la verifica di eventuali rallentamenti dovrebbe essere fatta dal medico o con una visita auxologica.

Se invece il mancato accrescimento è fonte di sospetto per la celiachia, questo potrebbe essere giustificato, infatti, nelle forme che esordiscono tardivamente, dopo il 2°-3° anno di vita, la sintomatologia gastroenterica è per lo più sfumata e in genere prevalgono altri sintomi, quali deficit dell’ accrescimento della statura e/o del peso, ritardo dello sviluppo puberale, dolori addominali ricorrenti e anemia ecc.

In questo caso, alcuni esami di laboratorio (anticorpi antigliadina, antiendomisio e antitransglutaminasi) possono rafforzare il sospetto di una celiachia, ma solo la verifica di anomalie della mucosa (atrofia totale o parziale dei villi, prelevati mediante una biopsia eseguita durante una gastroscopia), può consentire la diagnosi.

Ultimo aggiornamento: novembre 2014

Celiachia e vaccinazioni

Chi è celiaco o parente di primo grado di una persona celiaca può seguire il piano di vaccinazioni previsto per la popolazione generale? Esistono correlazioni tra alcuni tipi di vaccino e l’insorgenza della malattia celiaca?

Non esiste al momento nessuna evidenza nella letteratura scientifica che correli i diversi tipi di vaccini né a problematiche particolari in celiaci già diagnosticati né all’insorgenza stessa della celiachia in soggetti geneticamente predisposti. Di conseguenza i soggetti celiaci già diagnosticati a dieta aglutinata e i loro parenti di primo grado inclusi i bambini e i neonati, anche nel caso presentassero i geni predisponenti per la celiachia, devono seguire il piano di vaccinazioni previsto per la popolazione generale per tutti i vaccini.

In particolare, riguardo al vaccino contro il Rotavirus, l’ipotesi che le infezioni ricorrenti da Rotavirus siano un trigger per la comparsa della celiachia è da considerarsi al momento non supportata da evidenze scientifiche. A conferma di ciò, nei Paesi in cui la vaccinazione anti-Rotavirus è molto diffusa nella popolazione, non si registrato un aumento dell’incidenza di Celiachia.

Quindi non vi è alcun motivo per controindicare la vaccinazione anti Rotavirus, se indicata, in soggetti celiaci o a rischio genetico per celiachia.

Al contrario, l’effetto protettivo del vaccino anti-Rotavirus previene una gastroenterite che nei Paesi Occidentali è ancora causa di ospedalizzazione.

Aggiornamento Giugno 2017

Complicanze

Quali sono le complicanze della celiachia? 

Tratto da Protocollo Diagnosi (GU 191/2015)

Le principali complicanze della MC sono:

(a) la celiachia refrattaria

(b) il linfoma T-cellulare

(c) l’atrofia della milza

Si tratta di rare situazioni che occorrono in circa il 5% dei pazienti celiaci che afferiscono a Centri di riferimento e che peggiorano, in misura spesso irreversibile, il decorso clinico della celiachia. È opportuno chiarire che, nella quasi totalità dei casi, riguardano la forma dell’adulto, cioè adulti diagnosticati in età adulta e non pazienti in età pediatrica o pazienti adulti diagnosticati in età pediatrica e da allora in dieta aglutinata. A conferma, solo per la forma dell’adulto è stata ripetutamente riportata una mortalità significativamente superiore a quella della popolazione generale. Fattori predisponenti allo sviluppo di complicanze sono rappresentati da una diagnosi tardiva e/o da una insufficiente compliance alla dieta aglutinata.

Dermatite erpetiforme

Desidererei conoscere quali sono i sintomi e la cura per la celiachia dellapelle o meglio definita dermatite erpetiforme. Inoltre vorrei sapere esattamente la durata della terapia e quali sono le eventuali complicanze.

risposta medica:

La dermatite erpetiforme è una dermatite cronica, che recidiva con facilità, a insorgenza più frequente dopo la prima o la seconda decade di vita. Si caratterizza per l’eruzione simmetrica di vescicole e di piccole bolle, spesso raggruppate, associate ad arrossamenti della cute e a papule. Si localizzano più frequentemente nella regione lombare, ai gomiti, alle ginocchia, alle spalle, al volto, al collo e alle natiche.
La distribuzione delle lesioni assume spesso una configurazione a grappolo, che ricorda l’herpes zoster o “fuoco di S.Antonio”. Le manifestazioni cutanee provocano un intenso prurito o addirittura sensazione di bruciore, e ricompaiono periodicamente. La malattia ha un decorso cronico e dura per tutta la vita può permanere per molto tempo, persistendo anche dopo la pubertà, qualche volta fino a 40 anni.
La diagnosi definitiva viene posta con la biopsia cutanea. Frequentemente (nell’85-95% dei casi) la dermatite erpetiforme si associa con la malattia celiaca, una condizione di intolleranza permanente al glutine contenuto nel frumento, orzo, segale ed avena.

Ultimo aggiornamento: novembre 2014

Dieta prima della biopsia

Mi hanno messo a dieta senza glutine prima della biopsia, ma quando ho dovuto farla è risultata negativa. Quello che volevo chiedere è per quanto tempo si deve mangiare con il glutine nuovamente prima di fare la biopsia affinché il risultato sia valido?

Risposta del Prof.Umberto Volta:

L’unico modo per sapere se effettivamente si ha la celiachia è quello di riprendere la dieta libera con glutine per almeno 6 settimane (periodo minimo a livello internazionale per il challenge con glutine) e di ripetere successivamente anticorpi antiendomisio ed antitransglutaminasi unitamente alla biopsia intestinale.

Ultimo aggiornamento: novembre 2014

Disturbi clinici e allergia al glutine.

Test sierici negativi, pur accusando i disturbi tipici della celiachia

Domanda:
Presento da vari anni alcuni disturbi da malassorbimento, in particolare un costante ed esagerato gonfiore addominale, spesso accompagnato da dolori di pancia, meteorismo e pessima digestione, con alito cattivo e “rumori intestinali” che durano per varie ore dopo la fine del pasto, stipsi e rare volte diarrea; inoltre ho vari sintomi che potrebbero ricadere nel quadro della celiachia, come debolezza e mancanza di energia, pallore, pesantezza agli arti inferiori, e altre cose quali pressione bassa, colesterolo alto, prima mestruazione a quasi 20 anni, seppur nessun particolare problema di crescita (ora di anni ne ho 31).
Ho provato a seguire una dieta priva di glutine e questi sintomi sono scomparsi.
Ho quindi fatto le analisi del sangue per sospetta celiachia (antiendomisio, antigliadina igA, antigliadina IgG e antitransglutaminasi), che sono risultate negative, l’unico sospetto era dato dall’antigliadina igG con un valore (24) sulla soglia dell’intervallo di riferimento (0-25).
Oltre a queste analisi ho fatto anche alcuni esami allergologici e sono risultata allergica (classe 1 o 2 a seconda dei casi) a tutti i cereali per cui ho fatto il test IgE (grano, segale (farina), orzo, granoturco).

La mia domanda è: questa allergia può essere la responsabile dei sintomi riportati sopra? Converrebbe mica per caso procedere ugualmente anche con una biopsia, in caso rientrassi in uno di quei rari(?) casi di celiaci con esito negativo delle analisi del sangue?

Risponde : Prof. Antonio Calabrò consulente scientifico dell’A.I.C.
Cara Sandra,
i sintomi da lei denunciati sono molto vaghi e aspecifici e come tali potrebbero essere ascrivibili a patologie diverse (ad esempio oltre che alla malattia celiaca anche ad una sindrome da intestino irritabile);
alcuni elementi quali il menarca ritardato (a 20 anni), la stanchezza cronica, il gonfiore, i rumori (borborigmi) addominali e la buona risposta al tentativo di esclusione del glutine dalla dieta (cosa che tuttavia non andrebbe mai fatta prima di essere giunti ad una chiara diagnosi) tenderebbero ad avallare il sospetto clinico di celiachia, ma il dosaggio degli anticorpi anti-gliadina, anti-endomisio e anti-transglutaminasi ha fornito un risultato negativo (non è chiaro peraltro quanto tempo è durata la dieta priva di glutine e se gli anticorpi siano stati dosati durante o subito dopo la dieta); in compenso sarebbero risultati positivi dei tests allergologici (presumo un RAST visto che si parla di IgE specifiche) per grano, segale, farina, orzo, e granoturco. Un allergia ai suddetti cereali, tuttavia, generalmente non si manifesta con la sintomatologia suddetta, per cui credo che la causa dei disturbi vada ricercata in altre condizioni, attraverso una anamnesi accurata ed un attento esame obiettivo.
In ogni caso, in presenza di un fondato sospetto diagnostico di celiachia, può essere opportuno sottoporsi ad esame endoscopico con biopsie della II-III porzione duodenale, anche se gli anticorpi (AGA, EMA, tTGA) sono negativi.

Ultimo aggiornamento: novembre 2014

Familiarità e celiachia.

Sono figlia di madre celiaca e ho due fratelli celiaci, posso anch’io sviluppare la celiachia?

Risponde la Dr.ssa Elisabetta Fabiani:

Come già si saprà, i familiari di primo grado (figli, fratelli/sorelle, genitori) dei pazienti celiaci presentano un rischio pari a circa il 10 – 15% in più, rispetto alla popolazione generale, di sviluppare una malattia celiaca.
Le indagini che Lei ha effettuato fino ad ora (anticorpi antigliadina, antiendomisio ed antitransglutaminasi e la biopsia intestinale) non hanno, per il momento, confermato la presenza di una intolleranza al glutine.
Tuttavia, data la familiarità, suggerirei di eseguire la ricerca degli aplotipi di predisposizione genetica per la celiachia (HLA DQ2/DQ8), sottolineando che questo test ha importanza in senso negativo, ovvero il non riscontro dei suddetti geni esclude pressoché totalmente la possibilità di sviluppare nel tempo una malattia celiaca. La presenza invece di uno od entrambi i geni documenta soltanto la predisposizione genetica alla intolleranza al glutine e, quindi, la necessità di controllare i marcatori sierologici per la celiachia (ovvero, gli anticorpi antitransglutaminasi), ogni 2 anni circa o, prima, qualora dovessero comparire dei sintomi più o meno tipici (ad esempio, disturbi gastrointestinali, anemia con o senza sideropenia resistente alla terapia con ferro per via orale, comparsa di malattie autoimmune quali diabete mellito insulino-dipendente o tiroidite di Hashimoto, ecc.).
In occasione del prelievo di sangue per eseguire il controllo degli anticorpi antitransglutaminasi e la ricerca dei suddetti aplotipi HLA, Le suggerirei inoltre di effettuare la determinazione delle immunoglobuline sieriche di classe A, per escludere la presenza di un deficit selettivo delle IgA sieriche (condizione peraltro associata alla celiachia), in conseguenza del quale gli anticorpi antigliadina IgA, antiendomisio ed antitransglutaminasi, essendo appunto tutti di classe A, risultano ovviamente tutti normali. In tal caso,l’unico esame da controllare e da tenere dunque in considerazione è quello degli anticorpi antigliadina di classe IgG che, in presenza di un deficit selettivo delle IgA sieriche in un soggetto celiaco non ancora diagnosticato,risultano aumentati (non posso commentare il valore degli anticorpi antigliadina di classe IgG che Lei ha eseguito, dato che non ne sono stati riportati i valori di normalità). Infatti, la presenza di valori aumentati degli anticorpi antigliadina di classe IgG, unitamente a quella degli aplotipi HLA di predisposizione per la celiachia, costituiscono il criterio per eseguire/ripetere la biopsia intestinale.

Dr.ssa Elisabetta Fabiani Clinica Pediatrica, Università di Ancona

Ultimo aggiornamento: novembre 2014

Familiarità nella celiachia.

Si può sviluppare la celiachia nei familiari anche se i loro esami sono negativi?

Domanda:
Vorrei sapere se è possibile che mia sorella risulti assolutamente negativa agli esami del sangue, ma abbia la celiachia.
E vero che si possono sviluppare varie forme di tumore per chi non segue bene la dieta?

Risponde il Dr. Italo De Vitis consulente scientifico A.I.C.

Abitualmente il paziente celiaco ha i test di screening positivi ,dal momento che un corretto approccio alla diagnosi prevede prima l’esecuzione dei test e di conseguenza la biopsie solo nei soggetti risultati positivi.
Esiste solo una possibilità nota che i test siano risultati negativi pur in presenza di una malattia celiaca:la contemporanea presenza di un DEFICIT di IgA,condizione questa legata geneticamente alla celiachia, e che condiziona la falsa negatività dei test di screening essendo questi basati sulla determinazione di anticorpi di classe IgA.
In questo caso occorre determinare gli stessi anticorpi -antiendomisio ed antitransglutaminasi – di classe IgG che in presenza di celiachia dovrebbero essere positivi.
Occorre tenere presente però che esistono altre patologie intestinali,anche comuni -alcune parassitosi per es.-, che possono dare segni di malassorbimento ed essere caratterizzare da atrofia dei villi, pur in assenza di malattia celiaca.Per quanto riguarda l’eventuale relazione con i tumori – in particolare tumori dell’apparato digerente ed il linfoma intestinale in particolare – esistono dati – in realtà un pò vecchiotti – in letteratura di una possibile maggiore incidenza degli stessi nei celiaci non a dieta.
Dati più recenti ridimensionano il problema ,specie per ciò che concerne il linfoma.Attenzione però,perché il celiaco non a dieta – anche se fortunatamente non sviluppa neoplasie – vive male e va incontro a patologie non neoplastiche che limitano notevolmente la sua qualità di vita e talora la vita stessa.

Ultimo aggiornamento: novembre 2014

Gonfiore addominale

Cosa fare se il gonfiore addominale persiste anche dopo l’avvio della dieta aglutinata?

risponde Prof. Umberto Volta, Presidente del CSN-AIC:

Il gonfiore addominale è un sintomo spesso presente nella storia clinica dei celiaci al momento della diagnosi. Anche se in una discreta percentuale di pazienti tale sintomo si risolve o si attenua significativamente dopo pochi mesi di dieta aglutinata, in molti casi il disturbo persiste ed è uno degli aspetti di cui i celiaci si lamentano maggiormente.
E’ ormai chiaramente stata dimostrata una stretta associazione fra celiachia e colite in senso lato che talvolta si manifesta con il semplice gonfiore (in termine scientifico meteorismo) e nella mia personale esperienza devo dire che almeno il 50% dei pazienti celiaci ne soffre. La dieta aglutinata spesso non risolve il problema, anzi talvolta acuisce il gonfiore stesso in relazione alla stipsi indotta dal nuovo regime alimentare.
Questo è il motivo per cui in una elevata percentuale dei pazienti celiaci è indicato l’uso di fermenti lattici in modo sistematico con un periodo di attacco anche di un mese continuativo e poi a cicli per alcuni giorni al mese.
Certo, non bisogna dimenticare che gli strappi alla dieta e le assunzioni involontarie di glutine possono anch’essi incrementare il gonfiore addominale, per cui in particolare nei soggetti con celiachia e colite è oltremodo importante associare la terapia con fermenti lattici ad uno strettissimo rispetto della dieta evitando al minimo i rischi di assunzione involontaria che naturalmente determinano un immediato peggioramento del gonfiore.
E’ chiaro che nel determinismo del colon irritabile un ruolo di primo piano è svolto dallo stress che altera gli equilibri del nostro intestino sia dal punto di vista immunologico che della flora batterica. E’ pertanto buona norma pe tutti coloro che soffrono di tale problema, indipendentemente dalla presenza della celiachia, cercare di ridurre al minimo gli stress.

Umberto Volta Presidente CSN-AIC

Ultimo aggiornamento: novembre 2014

Impatto della dieta senza glutine sulla salute

La salute delle persone celiache è più a rischio a causa della necessità di seguire una dieta senza glutine per tutta la vita? 

La qualità nutrizionale degli alimenti senza glutine, assimilabile a quella dei prodotti convenzionali con glutine, può comunque essere migliorata. Altrettanto importante è il monitoraggio della salute dei pazienti celiaci, oltre la celiachia, che permette di analizzare l’impatto complessivo della dieta senza glutine, al di là delle valutazioni sui singoli alimenti che la compongono. Non dimentichiamo, infatti, che la salubrità di una dieta è data dalla sua varietà ed equilibrio nell’abbinamento degli alimenti, secondo porzioni e frequenze che variano al variare della tipologia di alimento, dell’età e delle condizioni di salute oltre che dello stile di vita della persona. Nel 2013, la più importante rivista di Gastroenterologia internazionale, Gastroenterology (2013) pubblica studio sull’incidenza nei pazienti con celiachia di sindrome metabolica e diabete mellito di II tipo (entrambe patologie cronico-degenerative legate ad una scorretta alimentazione), che è più bassa rispetto ai soggetti non celiaci e alla popolazione generale (Celiac Center, Department of Medicine, Division of Gastroenterology, Beth Israel Deaconess Medical Center, Boston, Massachusetts). Nel 2011 su Nutrition, Metabolism & Cardiovascular Diseases si riporta che i bambini celiaci sovrappeso ed obesi in dieta senza glutine sono significativamente meno dei sovrappeso e obeso tra i controlli, cioè tra il campione non celiaco (Zuccotti, Milano).

Quindi, non si evidenzia un danno alla salute connesso all’assunzione dei prodotti senza glutine o della dieta gluten-free. Resta, per i celiaci come per tutti importantissimo l’attenzione alle linee guida generali per l’educazione alimentare.

Per approfondimenti scarica gli studi citati dalla FAQ:

1. file sindrome metabolica

2. file bambini sovrappeso

ultimo aggiornamento: ottobre 2015

Malattia da reflusso e celiachia

Quali sono i disturbi della malattia da reflusso associata con la celiachia?

Brevemente voglio raccontarvi la mia storia. Faccio parte di coloro che sono stati diagnosticati in età adulta. La mia diagnosi di celiachia è venuta dopo anni di continui disturbi di cui nessun medico riusciva a venirne a capo. Finchè all’età di 30 anni finalmente arriva la diagnosi di celiachia accolta con grande sollievo. In questi 6 anni a seguito di una dieta rigidissima i miei esami del sangue sono rientrati nella norma e dall’esito dell’ultima gastroscopia anche i villi risultano nella norma. Ma nonostante questi esiti diagnostici positivi purtroppo non posso dire di sentirmi in forma.
In questi ultimi mesi in fase di digestione mi si presenta un gonfiore che parte dall’altezza dello stomaco e risale lungo l’esofago fino a provocare una sensazione di compressione nella gola e tutto ciò mi provoca una sensazione di stordimento quasi stessi per svenire. E’ stata questa sensazione, non certo piacevole, che mi ha spinto un mese fa a fare una nuova gastroscopia, da cui risulta un’Esofagite di grado A secondo il sistema di Los Angeles. Ora mi chiedo è possibile che un’esofagite di grado A, quindi non grave, possa portare (provocando questa risalita notevole d’aria lungo l’esofago) una situazione di malessere generale di questo genere??? Qualcuno di voi ha vissuto un’esperienza?

Risponde: Dr. Italo De Vitis consulente scientifico dell’ A.I.C.

I sintomi da lei riferiti sono ” classici ” per quella che viene definita una MALATTIA DA REFLUSSO GASTROESOFAGEO, dovuta a disturbi prevalentemente motori e di incontinenza cardiale che comportano una “risalita” di secreto gastrico. Si sa che non esiste una stretta correlazione tra entità dei sintomi e entità del danno, per cui a fronte di una esofagite di grado lieve come quella che Le è stata riscontrata vi sono dei sintomi molto irritanti e talora inquietanti.
Queste forma si curano con uso di farmaci appropriati come inibitori della pompa protonica e cosiddetti eucinetici, ma sopratutto con norme igienico alimentari tese a regolare non solo il pasto ma il modo di mangiare. Non esiste correlazione causa effetto con la celiachia ma se stando a dieta è aumentato di peso, questo aumento può contribuire a esaltare la sintomatologia.
Quindi dieta… e non solo priva di glutine.

Ultimo aggiornamento: novembre 2014

Malattia da reflusso e celiachia

Da 6 anni a seguito di una dieta rigidissima i miei esami del sangue sono rientrati nella norma e dall’esito dell’ultima gastroscopia anche i villi risultano nella norma. Ma nonostante questi esiti diagnostici positivi purtroppo non posso dire di sentirmi in forma. In questi ultimi mesi in fase di digestione mi si presenta un gonfiore che parte dall’altezza dello stomaco e risale lungo l’esofago fino a provocare una sensazione di compressione nella gola e tutto ciò mi provoca una sensazione distordimento quasi stessi per svenire.E’ possibile che un’Esofagite di grado A, quindi non grave, possa portare (provocando questa risalita notevole d’aria lungo l’esofago) una situazione di malessere generale di questo genere??? 

Risponde: Dr. Italo De Vitis consulente scientfico dell’ A.I.C.

I sintomi da lei riferiti sono ” classici ” per quella che viene definita una MALATTIA DA REFLUSSO GASTROESOFAGEO,dovuta a disturbi prevalentemente motori e di incontinenza cardiale che comportano una ” risalita ” di secreto gastrico.Si sa che non esiste una stretta correlazione tra entità dei sintomi e entità del danno ,per cui a fronte di una esofagite di grado lieve come quella che Le è stata riscontrata vi sono dei sintomi molto irritanti e talora inquietanti.
Queste forme si curano con uso di farmaci appropiati come inibitori della pompa protionica e cosiddetti eucinetici,ma sopratutto con norme igienico alimentari tese a regolare non solo il pasto ma il modo di mangiare. Non esiste correlazione causa effetto con la celiachia ma se stando a dieta è aumentato di peso,questo aumento può contribuire a esaltare la sintomatologia. Quindi dieta… e non solo priva di glutine.

Ultimo aggiornamento: novembre 2014

Non sono celiaca ma...

Presento vari disturbi che scompaiono eliminando il glutine dalla mia dieta, ma gli esami dicono che non sono celiaca, come mai?

Risponde : Prof. Antonio Calabrò consulente scientifico dell’A.I.C.:

i sintomi da lei denunciati sono molto vaghi e aspecifici e come tali potrebbero essere ascrivibili a patologie diverse (ad esempio oltre che alla malattia celiaca anche ad una sindrome da intestino irritabile);
alcuni elementi quali il menarca ritardato (a 20 anni), la stanchezza cronica, il gonfiore, i rumori (borborigmi) addominali e la buona risposta al tentativo di esclusione del glutine dalla dieta (cosa che tuttavia non andrebbe mai fatta prima di essere giunti ad una chiara diagnosi) tenderebbero ad avallare il sospetto clinico di celiachia, ma il dosaggio degli anticorpi anti-gliadina, anti-endomisio e anti-transglutaminasi ha fornito un risultato negativo (non è chiaro peraltro quanto tempo è durata la dieta priva di glutine e se gli anticorpi siano stati dosati durante o subito dopo la dieta);
in compenso sarebbero risultati positivi dei tests allergologici (presumo un RAST visto che si parla di IgE specifiche) per grano, segale, farina, orzo, e granoturco.
Un’allergia ai suddetti cereali, tuttavia, generalmente non si manifesta con la sintomatologia suddetta, per cui credo che la causa dei disturbi vada ricercata in altre condizioni, attraverso una anamnesi accurata ed un attento esame obiettivo.
In ogni caso, in presenza di un fondato sospetto diagnostico di celiachia, può essere opportuno sottoporsi ad esame endoscopico con biopsie della II-III porzione duodenale, anche se gli anticorpi (AGA, EMA, tTGA) sono negativi.

Ultimo aggiornamento: novembre 2014

Protocollo di reintroduzione del glutine - Board Comitato Scientifico AIC

Come reintrodurre il glutine nella dieta prima di effettuare la diagnosi di celiachia? 

Accade sempre più frequentemente che qualcuno, dopo aver seguito una dieta senza glutine anche per anni (per diagnosi poste dai medici curanti senza avere seguito il protocollo, diagnosi fai-da-te, suggerimenti di amici e parenti ecc), debba o voglia verificare se è realmente affetto da celiachia.

Tuttavia non esiste ad oggi una procedura standardizzata di reintroduzione del glutine in questi casi. Finora si è proceduto secondo una pluralità di approcci.

Considerato questo, il Board del Comitato Scientifico AIC ha redatto un protocollo che definisce ed uniforma i tempi e le modalità di reintroduzione del glutine nella dieta prima di procedere con gli accertamenti diagnostici sierologici e strumentali. Questo protocollo, consultabile al link in calce, presenta due diverse tempistiche, una per gli adulti e una per l’età pediatrica, e va eseguito sotto stretto controllo del medico.

In ogni caso, il primo stadio è valutare se il soggetto sia a rischio da un punto di vista genetico, cioè portatore dei geni DQ2/8. La dieta libera prevede che si consumi almeno una porzione di alimenti contenenti glutine ai tre pasti principali.

Il Board scientifico di AIC invita a non iniziare mai una dieta senza glutine di propria iniziativa: si impedirebbe al medico la possibilità di fare diagnosi di celiachia con certezza. Tuttavia, se attualmente ci si trova in dieta senza glutine da diversi mesi/anni e si desidera arrivare ad una diagnosi certa di celiachia, si invita a far leggere il protocollo di reintroduzione del glutine e successive iter diagnostico al proprio medico di famiglia/specialista.

Il Board del Comitato Scientifico AIC è contattabile da parte dei medici curanti per eventuali richieste di informazioni (ufficioscientifico@celiachia.it).

Transaminasi e celiachia

Sono stata diagnosticata celiaca a 38 anni e con dermatite erpetiforme (tanti anni comunque persi perchè non sapevano cosa fosse)
Ho sempre avuto le transaminasi sballate e ho capito poi che erano collegate alla celiachia. Il colesterolo invece è sempre stato sotto il minimo. Da quando invece ho iniziato la dieta nel 2000 ogni anno che passava il colesterolo è aumentato fino ad arrivare ad oggi a 248 e le transaminasi sono leggermente mosse. Mi hanno detto che probabilmente è una steatosi epatica dovuta ad accumulo di grasso nel fegato, dovuto anche agli alimenti dietetici perchè sono molto più grassi. E’ vero tutto ciò?

Risposta del Prof.Umberto Volta:

Il rapporto transaminasi-celiachia è stato uno degli aspetti di cui mi sono occupato maggiormente in questi ultimi anni, per cui ho letto con interesse quanto scrive la Sig.ra. Sono perfettamente d’accordo sul fatto che l’ipertransaminasemia senza una causa eziologica nota sia un possibile segno di presentazione di celiachia ed il suo manifestarsi è imputabile ad un aumentato passaggio di antigeni alimentari attraverso la barriera intestinale (con incrementata permeabilità nella celiachia) ed al loro successivo arrivo attraverso il circolo portale al fegato con conseguente citonecrosi epatica. Abbiamo dimostrato con numerosi contributi scientifici che la dieta aglutinata stretta normalizza i valori delle transaminasi nel giro di 3-6 mesi. Ma il dato veramente interessante che abbiamo osservato, ed in questo sono pienamente d’accordo con la paziente celiaca, è che a distanza di un periodo variabile da 10 a 14 mesi di dieta senza glutine il 40% dei pazienti celiaci che avevano esordito con il rialzo delle transaminasi e che avevano presentato successiva normalizzazione delle stesse, presentavano nuovamente segni di citonecrosi epatica con movimento delle transaminasi fino 1.5 x-2x. Tutti questi pazienti presentavano all’ ecografia del fegato una ecostruttura epatica addensata indice di steatosi epatica, non presente prima dell’inizio della dieta senza glutine. Solo in alcuni casi era presente un significativo aumento ponderale. Il rialzo delle transaminasi è riferibile in questi pazienti alle modificazioni metaboliche epatiche indotte dall’ elevata quantità di lipidi contenuta in alcuni cibi senza glutine. In pratica, se l’alimentazione è particolarmente sbilanciata verso il consumo di prodotti dietoterapeutici il celiaco è esposto al rischio di sviluppare una NASH, cioè una steatoepatite non alcoolica. Tali dati sono riportati in particolare nel lavoro “Anti tissue transglutaminase antibodies as predictors of silent coeliac disease in patients with hypertransaminasaemia of unknown origin”, pubblicato su Digest Liver Dis 2001; 33:420-425 (U. Volta et al.)

Prof. Umberto Volta

Ultimo aggiornamento: novembre 2014

Esami Diagnostici

Anestesia in soggetti celiaci

a) l’anestesia in un celiaco è uguale ad un non celiaco;
b) è possibile sapere i componenti dell’anestetico;
c) è possibile la presenza di mercurio o glutine nell’anestetico.

Spero di essere esauriente. Alle tre domande rispondo come segue:
a) l’anestesia nel caso di un celiaco è identica ad un non-celiaco? Si, è identica.
b) è possibile sapere quali sono i “componenti” dell’anestesia? Si, ma deve chiederli all’anestesista. E’ lui che li decide in base alle particolari esigenze che si pongono di volta in volta.
c) possibile che ci sia presenza di glutine e/o mercurio? No, qualunque sia il tipo di anestesia.
Dr. Marco Montesanti

Ultimo aggiornamento: novembre 2014

Autoimmunità e infertilità

L’incidenza dei problemi di infertilità e delle complicanze della gravidanza nei celiaci, in particolare donne, che hanno sviluppato anche altre patologie autoimmuni, è maggiore rispetto a quella della popolazione non celiaca o da quella della popolazione celiaca che però non ha sviluppato altre autoimmunità? 

Non vi è dubbio che la presenza di patologie autoimmuni in fase di attività (non controllate dalla terapia) rappresenta un rischio per la gravidanza e riduce anche la fertilità della donna che si trova in queste condizioni. Va da sé peraltro che, sulla base della mia esperienza clinica, posso affermare con certezza che la celiachia ben controllata dalla dieta glutinata non presenta problemi di infertilità né di complicanze della gravidanza. Il buon controllo delle patologie autoimmuni associate, in particolare della tiroidite autoimmune di Hashimoto con la giusta dose di levotiroxina per correggere l’ipotiroidismo, non pregiudica l’inizio di una gravidanza che giunge in genere  a termine senza problemi. Lo stesso discorso vale per il Diabete di tipo 1 che può associarsi alla celiachia. In questo caso, i rischi per la gravidanza sono legati fondamentalmente al diabete di tipo 1 più che alla celiachia, una volta che la paziente abbia intrapreso una dieta glutinata corretta. Vi sono molti lavori in letteratura che dimostrano che il riconoscimento della celiachia e la successiva aderenza ad una dieta  aglutinata stretta rendono la vita fertile della donna celiaca identica a quella delle donne non celiache.

Umberto Volta
Presidente CSN-AIC

Ultimo aggiornamento: novembre 2014

Casi di epilessia parziale associati alla celiachia

Qualcuno è già a conoscenza di casi di epilessia parziale associati allaceliachia?
Purtroppo mio figlio edoardo di 6 anni ha scoperto di essere affetto da celiachia dopo che dagli esami gli era stata riscontrata epilessia parzialedel lobo occipitale e una dottoressa ha ipotizzato che la causa scatenantepotesse essere l’ intolleranza al glutine.

In effetti la celiachia, quando non diagnosticata, può dare origine ad alcune forme di epilessia.
La dieta senza glutine, nella maggioranza dei casi, porta ad una possibile e completa remissione di tale disturbo.
Qui di seguito segnaliamo una parte di una pubblicazione di Gastronet sull’argomento, dalla quale si deduce facilmente quanto già sopra specificato:

Il morbo celiaco è una malattia caratterizzata sul piano clinico da segni e sintomi di malassorbimento e sul piano istologico da atrofia della mucosa intestinale ed infiltrati di linfociti e plasmacellule; un possibile ruolo patogenetico sembra essere svolto da meccanismi immunologici, in quanto si riscontra:
una stretta associazione ad antigeni del Sistema Maggiore di Istocompatibilità D3, D5 e D7 a cui segue una predisposizione genetica del 95%; tipiche alterazioni dell’epitelio intestinale e frequente riscontro di una positività per anticorpi antigliadina (AGA) e/o antiendomisio (AEA); la concomitanza di malattie autoimmuni come Diabete Mellito tipo II e Tiroiditi. Le manifestazioni cliniche tipicamente proteiformi rendono la diagnosi assai difficoltosa e spesso definita dopo anni di malattia. Il coinvolgimento del sistema nervoso rappresenta una tappa pressoché obbligata nel percorso della malattia. Sono state descritte manifestazioni cliniche e segni neurologici coinvolgenti sia il sistema nervoso periferico che centrale con una temporalità spesso indipendente dalla durata di malattia e dal suo grado di coinvolgimento di altri apparati. Lo spettro delle manifestazioni neurologiche include: epilessia,leucoencefalite multifocale progressiva, atassia cerebellare, dissinergia cerebellare mioclonica, mielopatie, polineuropatie, mononeuropatie multiple, miopatie e disautonomia.
Epilessia:
è stata descritta la prima volta nel 1978 e secondariamente inquadrata come un’unità sindromica se associata a calcificazioni intracraniche. Nei casi descritti si tratta di crisi a semeiologia focale con manifestazioni cliniche localizzate a livello occipitale, farmacoresistenti. Le immagini radiologiche documentano in questi casi la presenza di calcificazioni occipitali. Gobbi et al nel 92 descrissero una popolazione di 43 pazienti, 31 con calcificazioni occipitali ed epilessia che furono sottoposti allo studio diagnostico per malassorbimento (gruppo A) e 12 con morbo celiaco ed epilessia che furono sottoposti a TAC cerebrale (gruppo B); 24 pz del gruppo A risultarono affetti da morbo celiaco, e in 5 pz del gruppo B furono riscontrate calcificazioni cerebrali. Al termine dello studio furono individuati 29 pazienti con l’associazione: morbo celiaco, epilessia e calcificazioni cerebrali. In tutti i casi l’epilessia era esordita prima che fosse diagnosticata la malattia celiaca, inoltre la semeiologia delle crisi era prevalentemente focale con localizzazione occipitale; nelle crisi refrattarie alla terapia le calcificazioni risultavano sempre bilaterali ed in sede parieto-occipitale.
Studi successivi documentano che una dieta priva di glutine contribuisce alla completa remissione delle crisi anche dopo sospensione della terapia antiepilettica. L’ipotesi etiopatogenetica più accreditata è di una carenza di folati probabilmente determinata dal malassorbimento; tuttavia non è chiara la spiegazione della scarsità di soggetti con calcificazioni nonostante l’elevata presenza di deficit di folati nella popolazione di affetti da m. celiaca, né il perché della localizzazione occipitale delle calcificazioni. Sebbene queste forme si manifestano durante le prime decadi di vita e precedono la diagnosi di m. celiaca, sono stati descritti casi ad esordio tardivo; si tratta di due soggetti con esordio di malattia neurologica a 40 e 53 anni: il primo con monoparesi brachiali ricorrenti, il secondo con mioclono progressivo, atassia, e crisi tonico cloniche generalizzate; in entrambi furono riscontrate calcificazioni occipitali e morbo celiaco.
fonte: Gastronet.

Ultimo aggiornamento: novembre 2014

Celiachia associata a helicobacter pylori.

Vorrei sapere se la celiachia si può associare all’infezione di Helicobacter pylori?

Risponde il prof. Antonio Calabrò.

L’infezione da Helicobacter pylori è assai diffusa nella popolazione generale e probabilmente rappresenta ancor oggi una delle malattie infettive a maggior diffusione in tutto il mondo; in Itallia studi epidemiologici condotti alcuni anni or sono hanno dimostrato che l’infezione interessa dal 20 al 50% di tutta la popolazione, aumentando con il progredire dell’età.
L’infezione si trasmette per via orale, attraverso alimenti e soprattutto bevande contaminate (è infatti assai più frequente nei paesi del terzo mondo); è stata inoltre determinata la presenza del batterio nella saliva e questa può quindi costituire una possibile via di contagio.
I sintomi dell’infezione sono quanto mai variabili ma molti soggetti infettati sono assolutamente asintomatici; di fatto, la conseguenza più importante dell’infezione è lo sviluppo di una gastrite cronica che, a sua volta, costituisce un fattore di rischio per lo sviluppo di altre patologie (in particolare l’ulcera peptica, duodenale o gastrica.
La diagnosi può essere effettuata con metodi “non invasivi” quali la ricerca dell’antigene fecale, il dosaggio degli anticorpi anti-Helicobacter nel siero ed il breath test all’ureasi (quest’ultimo è il test in assoluto più sensibile e specifico e viene comunemente effettuato presso il nostro laboratorio di gastroenterologia) o “invasivi” (esofagogastroscopia con biopsie della mucosa gastrica ed esame istologico per la visualizzazione diretta del batterio).
Una volta dimostrata la presenza è possibile effettuare una terapia specifica “eradicante”, utilizzando in genere tre farmaci diversi contemporaneamente (cosiddetta triplice terapia): le percentuali di eradicazione sono in genere superiori al 90%.

Ultimo aggiornamento: novembre 2014

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