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NUOVI TETTI DI SPESA

Grazie al vostro aiuto, AIC ha riportato al Ministero della Salute il quadro di confusione e incertezza dell’assistenza ai celiaci, causato dalla circolare che a fine Settembre, a sorpresa, ha anticipato l’applicazione dei nuovi tetti di spesa. Il Ministero della Salute ha quindi convocato tutte le Regioni e Province Autonome a Roma il prossimo martedì 30 Ottobre per valutare gli aspetti applicativi del nuovo Decreto. AIC che ha contestato da subito la circolare, si attende che i termini di applicazione del decreto siano ristabiliti e che i disagi dei pazienti siano risolti.

Cliccando qui mostriamo alcuni post formulati in risposta ai quesiti ricorrenti che animano la rete in queste ore

 

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PUBBLICAZIONE REGISTRO NAZIONALE DEGLI ALIMENTI SENZA GLUTINE E CHIARIMENTI REGIONE VENETO

Nel pomeriggio del 24 ottobre è stata pubblicata la nuova revisione del Registro Nazionale Alimenti senza glutine http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp… che subisce le modifiche previste dal Decreto legislativo 10 agosto 2018.
Il Registro è stato quindi revisionato con l’eliminazione delle categorie di alimenti non prettamente sostitutivi o comunque non caratterizzati dalla sostituzione prevalente del glutine, come i prodotti panati (vedere punto 8 Approfondimenti sul sito web di AIC Federazione: http://www.celiachia.it/COMUNICAZIONE/Comunicazione.aspx… ).
A differenza di quanto riportato dal Decreto, che prevedeva una revisione unica, si segnala che sono stati pubblicati due Registri, entrambi aggiornati con l’eliminazione delle categorie escluse (qui il dettaglio: http://www.salute.gov.it/…/C_17_pagineAree_3667_listaFile_i…).

Fino a giugno resteranno in vigore entrambi i registri. Il registro temporaneo, che verrà dismesso a luglio 2019, contiene i prodotti erogati anche prima del 2015 e fino a luglio 2018, mentre l’altro registro contiene tutti gli alimenti notificati dopo il 2015 ad oggi.

L’individuazione del doppio registro è una misura di iniziativa del Ministero della Salute mirata a “ripulire” il registro da tutti prodotti fuori commercio. I prodotti ancora in commercio ma notificati prima del 2015 dovranno essere notificati nuovamente dalle aziende che hanno tempo, appunto, fino al giugno 2019 per farlo.

Facendo seguito al precedente articolo in merito al comunicato stampa, la Regione Veneto – Direzione Farmaceutico –  ci ha inoltrato i seguenti chiarimenti:

  • i celiaci che hanno i buoni fino a dicembre 2018 possono consumare l’intero buono dei mesi rimasti (ott-nov-dic)  per il valore riportato sul buono stesso (situazione invariata);
  • i celiaci neo diagnosticati in questo mese, riceveranno i buoni di novembre e dicembre 2018 con i tetti di spesa aggiornati secondo quanto riportato dal Decreto del Ministero della Salute 10 agosto 2018.
  • da gennaio 2019 i buoni verranno consegnati a tutti con il nuovo aggiornamento.

Riportiamo le tabelle dei buoni che ritirerete a Gennaio 2019 (salvo per i nuovi diagnosticati) con i frazionamenti previsti. Per ulteriori informazioni o chiarimenti non esitate a contattare la segreteria AIC Veneto.

 

 

 

 

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COMUNICATO STAMPA DI AIC SUI NUOVI TETTI DI SPESA

L’ASSOCIAZIONE ITALIANA CELIACHIA ha emesso un comunicato stampa in merito all’anticipata entrata in vigore del decreto sui nuovi tetti di spesa.

Lo riportiamo integralmente qui sotto e vi indichiamo due link per vederne il dettaglio:  http://www.celiachia.it/COMUNICAZIONE/Comunicazione.aspx?SS=110&M=1686

https://twitter.com/AIC_celiachia

COMUNICATO STAMPA

L’Associazione Italiana Celiachia (AIC) dichiara “Il ministro della Salute Giulia Grillo ha deluso le nostre aspettative: anticipati i tagli ai tetti di spesa.

Regioni nel caos e cittadini penalizzati”

 “Basta con gli annunci in rete, vogliamo il rispetto dei pazienti celiaci”

Roma, giovedì 18 ottobre 2018“Gli annunci del ministro Grillo, lanciati su twitter nelle scorse settimane, di voler fare chiarezza sui nuovi tetti di spesa approvati con Decreto ministeriale il 10 agosto e di voler valutare quindi eventuali modifiche per non penalizzare i pazienti celiaci, sono rimasti lettera morta. Non solo, il Ministero’ ha diffuso del tutto inaspettatamente una Circolare confusa, immotivata e inutile che, ignorando  le disposizioni di legge, ha anticipato i tempi di applicazione dei tetti di spesa ridotti senza rivedere preventivamente il Registro Nazionale, che elenca gli alimenti senza glutine erogabili a spese del Servizio Sanitario Nazionale . Il risultato? È caos nelle Regioni dove regna il “fai da te” con pazienti che ricevono trattamenti differenti. È ormai del tutto evidente che il Ministero  della Salute, al di là dei proclami, non abbia a cuore il futuro dei pazienti celiaci delusi  dalle promesse non mantenute”.

È quanto dichiara il presidente dell’Associazione Italiana Celiachia (AIC), Giuseppe Di Fabio.

“I nostri appelli a dare precedenza al  passaggio contemporaneo in tutte le Regioni dai buoni di acquisto cartacei a quelli digitali, che semplificherebbero e farebbero risparmiare, secondo le stime, 20 milioni di euro all’anno, sono rimasti del tutto inascoltati. Nessuna fretta di attuare la digitalizzazione dell’assistenza, con indubbio vantaggio sia per i cittadini celiaci che per il sistema sanitario, ma moltissima invece, quella di applicare la riduzione dei tetti di spesa a carico dei pazienti”   – prosegue Di Fabio – “A tutt’oggi a pagare le decisioni ondivaghe del Ministero sono solo i pazienti, che senza essere stati informati del repentino anticipo del taglio, scoprono di non avere più diritto alla stessa esenzione del mese precedente, mentre  altri ricevono i buoni invariati per l’intero anno successivo e in alcuni casi sono gli esercenti, su indicazione delle loro ASL, a correggere i buoni dei pazienti. Ma stanno pagando anche gli operatori, quindi farmacisti, grande distribuzione e negozi, ignari della repentina, inattesa e retroattiva corsa all’applicazione dei tetti ridotti. Siamo profondamente delusi e indignati e ancora attendiamo la risposta del Ministero sulle ragioni di questa corsa a fare cassa, anticipando le scadenze previste dal decreto scritto, firmato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale. ”.

 

 

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Nuovo sito online

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ELEZIONI NUOVO CONSIGLIO DIRETTIVO DI AIC VENETO

Domenica 08 aprile si sono svolte le votazioni, in occasione dell’Assemblea annuale dei soci, per l’elezione del nuovo Consiglio Direttivo.

  

I candidati erano 8, prevedendo lo Statuto una composizione da 5 a 9, avendo preso voti ogni candidato sono stati eletti tutti.

Questi sono 6 degli eletti non essendo presenti per impegni presedenti 2 degli eletti

Assistenza ai Celiaci – cosa cambia

COMUNICATO STAMPA

Sarà approvato in Conferenza Stato Regioni di domani 21 marzo il nuovo decreto sull’assistenza ai celiaci: confermato il diritto all’erogazione gratuita degli alimenti, sebbene con una riduzione media dei tetti di spesa del 19%. Revisionato anche il Registro Nazionale degli alimenti senza glutine erogabili, che garantisce ancora gli alimenti definiti “ad alto contenuto di servizio”, come piatti pronti e preparati, che consentono anche ai celiaci di aderire ai prevalenti stili di vita. L’Associazione Italiana Celiachia (AIC) sottolinea che la terapia è garantita e l’assistenza ai celiaci assicurata, nonostante i tagli.

Cibi senza glutine, AIC evita tagli choc e salva la corretta terapia ai celiaci

La modificata normativa europea, che ha abolito dal 2013 i prodotti dietetici, e il calo dal 2006 a oggi dei prezzi dei prodotti senza glutine del 7% nelle farmacie e fino al 33% nei supermercati, ha reso necessaria la revisione dell’assistenza ai malati di celiachia, che in Italia sono oltre 198 mila e crescono ogni anno al tasso di circa il 10%. La riduzione non è una sforbiciata lineare alle risorse per i pazienti, ma una revisione razionale che lascia immutata la copertura del 35% dell’apporto calorico giornaliero da carboidrati privi di glutine e che mantiene l’attenzione su specifiche fasce d’età con bisogni particolari. Nella primissima infanzia il tetto di spesa cresce del 24% (da 45 a 56 euro) e resta pressoché invariato nella fascia adolescenziale, particolarmente critica per l’accettazione di un regime alimentare speciale.

Soddisfatta l’Associazione Italiana Celiachia (AIC), per gli impegni assunti dal Ministero per migliorare la qualità dell’assistenza: prossimo obiettivo i buoni digitali, spendibili ovunque in Italia, anche al di fuori della propria Regione di residenza, cui lavorerà congiuntamente il Ministero della Salute con quello della Funzione Pubblica.

Roma, martedì 20 marzo 2018 – La dieta senza glutine oggi costa meno e nonostante la drastica riduzione delle risorse per la sanità pubblica, l’assistenza ai celiaci tiene. La riduzione media del 19% (con un risparmio stimato in oltre 30 milioni di euro) del tetto di spesa per l’acquisto dei prodotti senza glutine da parte dei celiaci è in fase finale di approvazione dopo il parere della Conferenza Stato Regioni atteso per domani. La modifica dei tetti di spesa, infatti, non è una sforbiciata che compromette l’assistenza ai pazienti italiani, ma una revisione razionale, che tiene conto della riduzione dei costi degli alimenti senza glutine (oggi in Europa non più considerati “dietetici” ma alimenti di uso corrente) e dei fabbisogni energetici della popolazione definiti dalle più recenti evidenze scientifiche, che la Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) ha evidenziato nel 2014 con la pubblicazione dei Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia (LARN). Lo sottolinea l’Associazione Italiana Celiachia (AIC), che ha collaborato con il Ministero della Salute perché i tagli fossero in linea con le reali esigenze dei celiaci e perché non venisse meno la garanzia della copertura del 35% dell’apporto calorico giornaliero da carboidrati privi di glutine. “Anche grazie al lavoro di AIC, la bozza del decreto salvaguarda una corretta terapia e assistenza ai pazienti, pur prevedendo un risparmio per lo Stato stimato in oltre 30 milioni di euro, che garantisce la sostenibilità della spesa per l’assistenza ai celiaci – dice Giuseppe Di Fabio, presidente AIC – Questo risparmio, infatti, costituirà un’importante riserva di risorse per venire incontro ai bisogni terapeutici dei pazienti che saranno diagnosticati nel prossimo futuro, in crescita al ritmo del 10% annuo, con 400mila nuove diagnosi attese. Il nostro obiettivo è un modello di assistenza più efficiente, più moderno: dobbiamo arrivare ad avere buoni digitali spendibili ovunque, anche nelle Regioni diverse dalla residenza dei pazienti. Per questo abbiamo chiesto e ottenuto la costituzione di un tavolo interministeriale (Ministero della Salute insieme al Ministero della Funzione Pubblica) per trovare le migliori modalità per raggiungere lo scopo”.

I tetti di spesa per l’acquisto dei prodotti senza glutine attraverso i buoni erogati dal Servizio Sanitario Nazionale sono strettamente correlati ai LARN, i Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana: stabiliti dalla Società Italiana di Nutrizione Umana e aggiornati nel 2014, sono il punto di riferimento per definire il fabbisogno energetico della popolazione tenendo conto dei più diffusi stili di vita, dell’età, del sesso. “I nuovi LARN del 2014, più sofisticati e maggiormente aderenti agli stili di vita più diffusi, vedono ridotti i fabbisogni energetici medi rispetto ai riferimenti utilizzati nel 2001– dichiara Caterina Pilo, Direttore Generale di AIC – il calo dei tetti dipende da questo e dalla riduzione dei prezzi dei prodotti senza glutine visto che rispetto al 2006 il costo di pane, pasta e farina ha registrato un calo del 7% nel prezzo medio globale in farmacia e fino al 33% nella grande distribuzione. AIC ha tuttavia insistito perché fossero utilizzati i prezzi applicati in farmacia, canale ancora prevalente e disponibile a tutti i celiaci ovunque, in tutta Italia. I tetti attuali lasciano quindi sostanzialmente invariato il potere di acquisto del 2001, quando il decreto Veronesi introdusse per la prima volta, dopo venti anni, il tetto di spesa in base all’età, genere e relativi fabbisogni energetici”.

I tetti di spesa devono coprire il fabbisogno energetico derivante da carboidrati senza glutine. Il celiaco, infatti, deve seguire una dieta varia ed equilibrata con un apporto energetico giornaliero da carboidrati di almeno il 55%: circa il 35% dell’apporto energetico totale deve derivare da alimenti senza glutine, il restante 20% da alimenti naturalmente privi di glutine come riso, mais, patate e legumi. I nuovi tetti di spesa garantiranno  ancora la copertura di questo fabbisogno, suddividendo  con più precisione le fasce di età e relativi fabbisogni energetici e considerando anche medi livelli di attività fisica. “Dal 2013, con la profonda revisione della normativa europea che ha abolito i prodotti dietetici in Europa, abbiamo temuto che l’assistenza integrativa riconosciuta in Italia ai celiaci fosse a rischio – osserva il Presidente Giuseppe Di Fabio – Una continua collaborazione con le istituzioni pubbliche lo ha scongiurato, costruendo un nuovo modello di assistenza che coniuga le nuove evidenze scientifiche sui fabbisogni energetici della popolazione con il diritto alla salute dei celiaci: il decreto infatti consente un risparmio della spesa pubblica ma mantiene buona parte delle categorie dei prodotti erogabili elencati nel Registro Nazionale, compresi i cosiddetti prodotti “ad alto contenuto di servizio” (preparati, basi pronte, piatti pronti) che consentono ai celiaci di aderire ai più diffusi stili di vita. La revisione dei tetti è solo una parte dei cambiamenti dell’assistenza ai celiaci: il nuovo modello organizzativo voluto da AIC prevede un’assistenza più razionale, trasparente e semplice attraverso buoni digitali che possano essere spesi anche fuori dalla Regione di residenza. Non sono soltanto parole: già in 4 Regioni particolarmente sensibili al cambiamento i buoni sono digitali, in mezza Italia l’accesso alla terapia senza glutine è possibile nelle farmacie ma anche al supermercato e nei negozi specializzati. Il 22 novembre scorso è stato istituito un tavolo di lavoro fra Ministero della Salute e Ministero della Funzione Pubblica per favorire la spendibilità dei buoni in tutte le Regioni ed è allo studio una campagna di informazione sull’educazione alimentare senza glutine; inoltre, continua l’impegno del Ministero per la qualità degli alimenti senza glutine, come dimostra la disponibilità dell’industria per migliorare i profili nutrizionali dei prodotti”.

Ufficio stampa AIC

TABELLA RIASSUNTIVA DEI NUOVI TETTI DI SPESA

 

I tetti di spesa sono il prodotto del costo a caloria della dieta senza glutine e sono fissati in base all’età, al genere e ai relativi fabbisogni calorici. Nelle fasce di età 6 mesi-5 anni e 6-9 anni, il tetto sale a 56 e 70 euro, rispettivamente per bambine e bambini. Dai 10 ai 13 anni il tetto sale a 100 euro per i maschi e 90 euro per le femmine. Dai 14 ai 17 anni diventa 124 euro per i maschi e 99 euro per le femmine per poi scendere nella fascia 18-59 anni a 110 euro per i primi e 90 per le seconde. Negli over 60 il limite massimo di spesa mensile scende a 89 euro per i maschi e 75 euro per le femmine.

BOX – Le forme di assistenza in Europa
L’erogazione gratuita degli alimenti senza glutine resta una “eccellenza” tra le forme di assistenza del panorama internazionale: in Europa ci sono paesi che non prevedono alcun sostegno alla terapia (Spagna e Irlanda), altri che garantiscono pochi alimenti essenziali (10Kg/mese di farina in Croazia, 5kg/mese di farina in Serbia), altri ancora riconoscono un sostegno economico (23€/mese in Finlandia, 46€ in Francia, 38€ in Belgio, più elevato in Danimarca e Norvegia) oppure consentono di detrarre dalle imposte parte dei costi sostenuti (ad esempio Russia, Germania, Olanda e Portogallo) oppure prevedono il pagamento di un ticket per la terapia dei celiaci (UK).
 

APPROFONDIMENTI

1. Cosa ha originato i tagli ai buoni mensili?

La legge 123/05 affida al Ministero della Salute il periodico aggiornamento dei limiti massima di spesa. Quelli attuali furono introdotti dal Decreto Veronesi del 2001. Ad oggi l’unica modifica intervenuta è stata la conversione dalle lire all’euro. In un momento storico di tagli alla spesa pubblica, anche in tema di sanità, la spesa per l’assistenza alle persone che soffrono di celiachia non è esente da revisioni. Ciò a fronte di un trend di crescita costante (10%), da cui ci si attende che la popolazione celiaca triplichi nei prossimi anni (a fronte di quasi 200.000 celiaci diagnosticati oggi in Italia, 600.000 sono quelli attesi, tre volte tanto). Per rendere sostenibile la spesa sanitaria senza ledere il diritto alla salute delle persone con celiachia, le parti sociali hanno lavorato ad una proposta che consentisse ai celiaci di mantenere l’accesso ai prodotti sostitutivi base della propria dieta, utilizzando per i calcoli dei tetti dei buoni mensili i fabbisogni energetici medi, aggiornati nel 2014, e i prezzi dei prodotti sul mercato. Da segnalare a questo riguardo come dal 2001 ad oggi i prezzi dei prodotti senza glutine, in particolare il costo di pane, pasta e farina, abbiano registrato un calo del 7% nel prezzo medio globale in farmacia e fino al 33% nella grande distribuzione. AIC al tavolo ha voluto che la riduzione tenesse conto dei prezzi applicati nel solo canale farmacia, disponibile alla spesa tramite buoni a tutti i celiaci ovunque, in tutta Italia, e non della media dei due canali. Inoltre è da rilevare che si sono ridotti i fabbisogni energetici medi rispetto ai riferimenti utilizzati nel 2001.

2. Come sono stati calcolati i tetti dei buoni mensili?

Il metodo di costruzione dei tetti di spesa mensile è invariato dal 2001: la quota si ottiene incrociando il fabbisogno calorico medio mensile che deve derivare dagli alimenti sostitutivi, secondo le più recenti linee guida nutrizionali, e il costo medio a caloria dei prodotti, rilevato sul mercato italiano.

I tetti di spesa definiti per i celiaci per l’acquisto dei prodotti senza glutine sono quindi strettamente correlati ai LARN ovvero i Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia pubblicati dalla Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), aggiornati nel 2014, che tengono conto dei prevalenti stili di vita, prendendo in considerazione un livello medio di attività fisica, anche per incentivare uno stile di vita sufficientemente attivo.

È per questa ragione che i tetti di spesa mensili sono diversi per età e per sesso, proprio perché, in media, una donna ha un fabbisogno calorico giornaliero minore di un uomo, e analogamente un bambino ha un fabbisogno calorico minore di un adulto. Bisogna inoltre considerare che i valori mensili così calcolati sono stati tutti incrementati di una percentuale pari al 30% per tener conto di particolari esigenze nutrizionali, come potrebbe essere l’acquisto di prodotti più costosi o fabbisogni calorici maggiori rispetto alla media per attività fisica o lavorativa intense.

I prezzi medi utilizzati sono stati quelli di pane, pasta e farine, ricavati nel solo canale farmaceutico, che risultano diminuiti in media del 7% dal 2001.

3. Quale è stato il ruolo di AIC nella definizione dei nuovi buoni mensili?

Nel lungo negoziato tra la sanità pubblica e le parti sociali, l’Associazione Italiana Celiachia ha presidiato il diritto all’erogazione gratuita della terapia senza glutine, sancita all’articolo 1 del decreto in approvazione e ha vigilato affinché i nuovi tetti di spesa dei buoni mensili, ridotti complessivamente del 19% circa, rispetto a quanto sancito dal Decreto Veronesi del 2001, possano continuare a garantire l’accesso all’unica cura oggi conosciuta per il trattamento della celiachia. Anche grazie al lavoro di AIC, i pazienti possono continuare a contare su una corretta terapia e assistenza per la celiachia, aspetto non scontato in un epoca storica di forti tagli alla spesa pubblica e in un panorama normativo europeo che ha recentemente stralciato gli alimenti per celiaci da quelli destinati ad una alimentazione particolare (ex dietetici), parificandoli ad alimenti comuni. Inoltre il risparmio per le casse dello Stato (stimato in oltre 30 milioni all’anno) rappresenta un’importante riserva di risorse per venire incontro ai bisogni terapeutici dei pazienti che saranno diagnosticati nel prossimo futuro, che saranno il triplo di quelli di oggi.

La presenza di AIC ha permesso di contenere i tagli ai tetti dei buoni mensili, mantenendoli agganciati ai prezzi medi rilevati nel solo canale farmaceutico, unico accessibile attraverso il sistema dei buoni in tutte le regioni italiane e garantendo una riduzione contenuta (-19%) rispetto alle previsioni iniziali.

Ma l’impegno di AIC è stato fin da subito rivolto anche a ottenere una razionalizzazione della gestione dell’erogazione, attraverso interventi che potrebbero permettere, a parità di spesa per il SSN, un aumento del potere di acquisto dei celiaci. Ci riferiamo alla dematerializzazione dei buoni, con la possibilità di spesa nel canale della grande distribuzione organizzata. Questo sistema, stante a buone pratiche già operative, facilita la reale circolarità del buono, la trasparenza della rendicontazione e la razionalizzazione dell’assistenza, e si è dimostrato in grado di favorire il risparmio della spesa di gestione e l’acquisto in GDO, dove i prezzi dei prodotti sono sensibilmente più bassi del canale farmaceutico. Questo impegno si è recentemente concretizzato (il 22 novembre scorso) nella istituzione di un tavolo di lavoro fra Ministero della Salute e Ministero della Funzione Pubblica che ha la finalità di pervenire ad una situazione uniforme sul territorio per la fornitura dei prodotti su tutti i canali di vendita e al di fuori della regione di residenza/domicilio sanitario.

4. Cosa avrebbe voluto AIC e cosa ci impegniamo a fare adesso?

Purtroppo non è stato possibile ottenere, come avremmo voluto, che le riduzioni previste arrivassero solo dopo la piena dematerializzazione dei buoni, per garantire il mantenimento del potere di acquisto delle famiglie, anche a fronte dei tagli. Quello che siamo riusciti ad ottenere, invece, è il mantenimento dell’assistenza attraverso i buoni, particolarità dell’Italia, unico Paese a mantenere una tale forma avanzata di assistenza rivolta ai celaci, e un contenimento della riduzione dei buoni, agganciando i tetti ai prezzi, sensibilmente più alti, del solo canale farmaceutico, l’unico accessibile a tutti i celiaci italiani. Cosa ci impegniamo a fare adesso: vogliamo appunto che la dematerializzazione e la circolarità diventino operative il prima possibile. Il relativo tavolo di Lavoro interministeriale Salute – Funzione Pubblica “spendibilità buoni” è appena stato istituito, vogliamo che si riunisca al più presto al fine di giungere quanto prima alla definizione degli obiettivi della dematerializzazione e spendibilità anche al di fuori dei confini della propria regione di residenza. Il Decreto in approvazione, all’art 4 indica in 6 mesi il termine per pubblicare il Registro Nazionale revisionato. Dalla pubblicazione del nuovo RNA le Regioni hanno altri 3 mesi per applicare le modifiche previste dal Decreto.  9 mesi di tempo, quindi, per raggiungere l’obiettivo dei buoni digitali e della reale circolarità de loro utilizzo.

5. Si può dire che con la revisione dei tetti l’assistenza risulti compromessa?

Assolutamente no. La riduzione prevista dei tetti di spesa, calcolabile in una media del 19%, non è una sforbiciata che compromette l’assistenza ai pazienti italiani, ma una revisione razionale, che tiene conto della riduzione dei costi degli alimenti senza glutine (oggi non più considerati “dietetici” ma alimenti di uso comune) e dei fabbisogni energetici della popolazione definiti dalle più recenti evidenze scientifiche. Nel 2014 la Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) ha pubblicato un aggiornamento dei Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia (LARN). I nuovi LARN sono maggiormente sofisticati e aderenti agli stili di vita più diffusi e vedono mediamente ridotti i fabbisogni energetici rispetto ai riferimenti utilizzati nel 2001.

I buoni mensili hanno l’obiettivo di coprire parte del fabbisogno energetico individuale derivante da carboidrati senza glutine. Il celiaco, infatti, deve seguire una dieta varia ed equilibrata con un apporto energetico giornaliero da carboidrati di almeno il 55%: circa il 35% dell’apporto energetico totale deve derivare da alimenti senza glutine, il restante 20% da alimenti naturalmente privi di glutine come riso, mais, patate e legumi. (vedi tabella)

6. Come potrò gestire la dieta di mio figlio/la mia dieta con questa riduzione?

I celiaci sperimentano in tutto il mondo, non solo in Italia, difficoltà riguardo l’accessibilità ai prodotti sostitutivi (pane, pasta, biscotti, ecc.), che rappresentano una componente importante nella dieta delle persone, a causa dell’alto prezzo di questi alimenti.

Le indicazioni del Ministero della Salute italiano suggeriscono un valore intorno al 35% delle calorie giornaliere per il quantitativo corrispondente di “energia” che deve provenire da questi alimenti. Questo significa che una dieta basata sui carboidrati complessi, ma non esclusivamente provenienti dai prodotti sostituivi, è da considerarsi ottimale anche per le persone affette da celiachia. Ed è su questa indicazione che il Ministero della Salute ha costruito i tetti di spesa per l’acquisto a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) dei prodotti per celiaci. L’ammontare mensile, infatti, è calcolato partendo dal prezzo medio rilevato di alcuni prodotti sostitutivi di base (pane, pasta, mix di farine) e dal fabbisogno calorico giornaliero riconducibile ai prodotti sostitutivi, considerato pari in media, appunto, al 35% del totale, moltiplicato per 30,5 giorni.

Per questo è importante che il celiaco consideri, nella composizione della propria dieta e quando fa la spesa, l’importanza di utilizzare alimenti naturalmente senza glutine. Questi non solo rappresentano una fondamentale, ma hanno il vantaggio di presentare gli stessi prezzi di una dieta convenzionale.

La scelta di alimenti naturalmente senza glutine nella composizione della dieta garantisce quindi anche la sostenibilità economica della dieta senza glutine stessa, in quanto ci aiutano a coprire, con il buono fornito dal SSN, quella parte di dieta che ha un costo maggiore rispetto a quella convenzionale.

7. La moda del senza glutine può essere additata tra le cause di questi tagli?

Certamente l’attuale fenomeno della moda del senza glutine, diffuso a molti Paesi del mondo occidentale, non ha portato all’auspicata riduzione dei prezzi dei prodotti (gli alimenti restano confinati comunque a un mercato di nicchia, dato che chi segue la dieta senza glutine lo fa spesso in maniera saltuaria o discontinua), quanto piuttosto ad una generale percezione negativa verso chi segue questa dieta, vista spesso come un “capriccio” e non come la terapia salvavita che rappresenta per i celiaci. Questo fenomeno può essere visto quale fattore che ha contribuito a stralciare dalla normativa europea gli alimenti per celiaci da quelli considerati essenziali per alcuni gruppi vulnerabili della popolazione, i cosiddetti prodotti destinati ad una alimentazione particolare (ex “dietetici”). A livello nazionale, è possibile che abbia contribuito a una generale percezione distorta dell’assistenza ai celiaci da parte dell’opinione pubblica, anche a causa di una a volte non corretta trattazione del tema da parte di alcuni media.

8. Oltre alla revisione dei tetti, il Decreto approvato in Conferenza Stato Regioni ha stabilito una revisione del Registro Nazionale degli alimenti senza glutine (RNA), cosa dobbiamo aspettarci da questo punto di vista?

Negli anni, il Registro aveva incluso prodotti non prettamente sostitutivi o comunque non caratterizzati dalla sostituzione prevalente se non esclusiva del glutine. Vi erano state incluse infatti anche altre tipologie di prodotti, quando non era consentito l’uso della dicitura “senza glutine” al di fuori del settore dei dietetici. Oggi, anche considerando che l’impiego della dicitura “senza glutine” è ammesso anche per i prodotti di consumo corrente, a seguito dell’entrata in vigore del Regolamento europeo 41/2009, poi sostituito dal 828/2014, si è concordato che l’erogazione gratuita deve riguardare solo i prodotti senza glutine specificamente formulati per celiaci deputati alla sostituzione, nella dieta, degli alimenti caratterizzati tradizionalmente dalla presenza di cereali contenenti glutine.

Si è pertanto convenuto di mantenere nel Registro nazionale i prodotti ricadenti nelle seguenti categorie:

1.            pane e affini, prodotti da forno salati,

2.            pasta e affini; pizza e affini; piatti pronti a base di pasta;

3.            preparati e basi pronte per dolci, pane, pasta, pizza e affini;

4.            prodotti da forno e altri prodotti dolciari;

5.            cereali per la prima colazione.

Come conseguenza di tale approccio, saranno eliminate dal Registro le altre tipologie di prodotti che vi sono state incluse in passato. L’acquisto di tali prodotti, comunque non essenziali per la dieta del celiaco, come i prodotti impanati, sarà escluso dall’erogazione. Viceversa, grazie all’intervento di AIC, restano in erogazione tutti quegli alimenti che per l’alto contenuto di servizio rispondono alle esigenze degli stili di vita contemporanei, come i primi piatti pronti o semipronti. Ciò non toglie che resta valido quanto sancito dalle linee guida per una sana alimentazione, per cui va raccomandata anche per i celiaci una dieta varia ed equilibrata con largo uso di alimenti freschi naturalmente senza glutine (cereali e pseudocereali naturalmente senza glutine, tuberi, legumi).

9. Oltre alla revisione dei tetti di spesa mensili e del Registro, il nuovo Decreto parla di educazione alimentare e qualità nutrizionale del prodotti per celiaci, di cosa si tratta?

Su proposta di AIC, il tavolo di lavoro ha individuato anche alcune azioni importanti, mirate a migliorare la qualità nutrizionale della dieta dei celiaci e quindi la loro salute. Il Ministero  è  impegnato infatti a realizzare campagne di educazione alimentare specificamente rivolte ai celiaci, anche in collaborazione con l’AIC.

Inoltre, AIC ha proposto di prevedere la definizione di specifici protocolli tra produttori e Ministero della salute volti a favorire il miglioramento della qualità nutrizionale dei prodotti senza glutine, come quelli già sottoscritti tra Ministero e AIIPA, AIDEPI, ASSOBIBE, CONFIDA, FIPE per migliorare le caratteristiche nutrizionali dei prodotti alimentari rivolti alla popolazione infantile (3-12 anni), che definiscono precisi impegni del settore produttivo per il contenimento di zuccheri, grassi, gassi saturi e sale e un costante sforzo per rimodulare le porzioni e offrire informazioni aggiuntive in etichetta. Tale proposta è stata accolta positivamente dalle altre parti sociali.

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